@lfa Il Sole-24
Ore - COMMENTI E DIBATTITI - 12.05.2005
Google? Una grande lezione
Il successo ottenuto dal motore di ricerca rilancia l’attività
dei venture capitalist californiani
di Enzo Torresi*
Cinque anni fa avevo azzardato una previsione: il motore di ricerca Google,
scrivevo, si sarebbe quotato in Borsa entro il 2002 con molto successo
e si sarebbe confermato il migliore di tutti, in grado di trovare qualsiasi
informazione nella rete. Era un articolo pubblicato proprio su queste
stesse pagine nel dicembre del 2001 e si intitolava «La rete catturerà
tutta la conoscenza». Ho sbagliato una cosa: Google si è
quotato in Borsa quasi tre anni dopo la mia previsione, nel 2004. Per
il resto, però, la realtà ha superato le mie previsioni.
Google ha battuto tutti i record di crescita di aziende americane, sia
come fatturato che come profitti, valutazione azionaria e ricavi per dipendente.
Cos’è successo? Innanzitutto il numero di pagine web indicizzate
da Google è salito in tre anni da 1,6 a quasi 10 miliardi. La società
di Mountain View ha fatto di più: ha creato una applicazione chiamata
Adsense, in grado di capire, sulla base della ricerca fatta dagli utenti
del servizio, se c’è uno sponsor nella sua lista di clienti
che può fornire informazioni commerciali mirate a quel tipo di
richiesta.
Qui viene l’intuizione geniale: infatti la richiesta è gratis
per chi la fa, e lo sponsor paga una tariffa solo se l’utente della
ricerca decide di cliccare sulla pubblicità mirata. Dal momento
che Google fornisce decine di milioni di risposte al giorno, è
facile immaginare come questo sistema possa produrre profitti sulla carta
incredibili. Inoltre, sia l’utilizzo di Adsense, sia il fornire
la pubblicità viene fatto senza intervento umano dai 250 mila server
di Google sparsi in tutto il mondo.
Ma ci sono anche altri fattori: i risultati finanziari, ad esempio, che
sono quasi incredibili. Nell’ultimo trimestre Google ha fatturato
1.256 milioni di euro, circa il doppio rispetto allo stesso periodo del
2004, con profitti per 369 milioni, pari a una crescita anno su anno del
600 percento. E le azioni di Google sono perciò cresciute fino
alla soglia dei 220 dollari. Questo è il punto che voglio affrontare.
Google è un perfetto esempio di start-up californiana finanziata
da venture capital, che non sarebbe mai potuta esistere senza il capitale
di ventura stesso. Larry Page e Sergey Brin, i due studenti ventiquattrenni
di Stanford che nel 1995 svilupparono nel garage di casa il motore di
ricerca che i loro compagni di università definirono il migliore
in termini di velocità ed accuratezza, trovarono un angelo, cioè
un "angel capitalist", grazie al quale far cominciare tutto.
Andy Bechtolsheim, uno dei fondatori di Sun, firmò loro infatti
un assegno di centomila dollari. Entusiasmati da questo primo angelo,
i due giovani studenti riuscirono a farsi finanziare da altri amici per
un totale di un milione di dollari. Nel settembre del 1998 nacque così
Google Incorporated. In quel periodo i server di Google rispondevano già
a diecimila ricerche al giorno. Nel 1999 si sale a mezzo milione di ricerche
al giorno. Il 7 giugno 1999 Google annuncia che i due più grandi
venture capitalist della Silicon Valley, Sequoia Capital e Kleiner Perkins,
hanno contribuito 12,5 milioni di dollari ciascuno, e hanno comperato
azioni a circa 50 centesimi l’una. Cinque anni dopo, arriviamo alla
quotazione dei record.
Da questa rapida scalata verso il successo si ricavano una serie di lezioni.
La prima: se non fosse stato per l’angel investor e per il venture
capital, i due giovani studenti sarebbero falliti, perché nessuna
banca o grant governativo li avrebbe finanziati.
La seconda lezione: anche se esistevano motori di ricerca molto potenti
in concorrenza con Google, i due venture capitalist hanno rischiato perché
hanno visto nel dettaglio tecnico del prodotto un meccanismo molto più
potente e moderno rispetto alla concorrenza.
Lezione numero tre: questo è un angel e venture capital investment
da manuale: giovani studenti di Stanford, che restano proprietari del
15% ciascuno delle azioni della società che fondano, i venture
capitalist introducono un veterano del management, Eric Schmidt, che viene
dalla Novell e dalla Sun, e gli danno il 5% della società. Tutti
gli impiegati dell’azienda hanno opzioni di acquisto delle azioni
a prezzi bassissimi, quindi quando l’azienda si quota in Borsa diventeranno
almeno milionari.
La quarta lezione: quando l’azienda si quota in Borsa il titolo
parte a 85 dollari per azione, sei mesi dopo sale a 200 dollari. Il valore
dell’azienda in cui sono stati investiti un totale di 26 milioni
di dollari è oggi 60,16 miliardi di dollari con un moltiplicatore
di market cap di oltre duemila volte. Le azioni dei venture capitalist
da 50 cent oggi valgono 220 dollari (440 volte la posta).
Quinta e ultima lezione: sono state create innovazione e ricchezza incredibili
e migliaia di posti di lavoro. Il tutto con una cifra relativamente piccola
di 26 milioni di dollari e grazie al modello del venture capital che è
perfezionato da trent’anni di esperienza.
Cosa farà Google nel futuro? Questo è la domanda che più
preoccupa addirittura Microsoft, in quanto Google ha già prodotto
un motore di ricerca software, chiamato Google Desktop, che permette di
cercare tutto quello che è contenuto nel computer di casa. Altra
innovazione è PiCasa, una applicazione che permette di archiviare,
ricercare e vedere foto digitali con grande facilità. Si possono
anche fare ricerche con Google Map, che con le immagini satellitari fa
vedere con una foto dall’alto qualsiasi indirizzo degli Stati Uniti.
Si tratta di innovazioni nel settore del software, già realizzate
e utilizzabili da tutti, che vanno a fare concorrenza diretta alle innovazioni
che Microsoft vorrebbe introdurre sul mercato in un futuro non ancora
definito. Alcuni analisti sostengono che Google toccherà i 500
dollari ad azione nel giro dei prossimi due anni. Nel frattempo, Eric
Schmidt, Larry Page e Sergey Brin sono nella lista delle cinquanta persone
più ricche del mondo, mentre Kleiner Perkins e Sequoia hanno distribuito
ai loro investitori azioni per cinque miliardi di dollari. Molti tra i
venture capitalist che avevano rifiutato di investire in Google sono stati
licenziati in tronco dai loro capi e 3500 persone lavorano a Google ed
altre 3500 verranno assorbite nei prossimi anni (Google ha aperto un ufficio
a Redmond di fronte alla Microsoft, con lo scopo preciso di assumere i
più bravi programmatori del mondo). Due anni fa, tutti gli sforzi
del venture capital californiano erano diretti a trovare il prossimo Yahoo.
Ora si cerca anche il prossimo Google. Pensiamo solo a questo dato: indovinare
un investimento come Google permatte a un fondo di venture capital di
compensare 400 cattivi investimenti e risanare una situazione finanziaria
che altrimenti avrebbe chiuso in rosso. E "l’angelo" Andy
Bechtolsheim? I suoi 100 mila dollari sono diventati oltre un miliardo,
cioè 10 mila volte il capitale iniziale.
Google significa 1 seguito da cento zeri, per rendere l’idea dell’enormità
delle pagine web ricercate. In verità, nella storia di Google gli
zeri si sprecano anche per indicare il suo valore economico.
* managing partner myQube Usa (testo raccolto da Antonio Dini)