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Press
La Sicilia
lunedi 15 maggio 2000
Il catanese di Silicon Valley
di Tony Zermo
CATANIA Fa anche un po' rabbia, perch non solo stramiliardario, ma anche
bello. Almeno avesse la pancetta, le borse sotto gli occhi per lo stress,
magari qualche piccolo reuma tanto per non essere perfetto. Macch. L'avete
presente un americano bello, biondo, alto, asciutto, viso senza rughe,
occhi azzurroverdi, che fa l'imprenditore di successo in California, Silicon
Valley? Bene, avete un'idea. Solo che catanese, si chiama Enzo Torresi,
ha 54 anni, abitava in via Umberto 96 a due passi dalla statua di Garibaldi,
faceva parte dei Leonardo da Vinci boys quando l'istituto dei Fratelli
delle Scuole cristiane era al viale Vittorio Veneto e ha fatto all'Universit
di Catania i primi due anni di Ingegneria. Anche i suoi due figli, Marco
e Cristiano, sono nati alla clinica Falcidia di viale Odorico da Pordenone.
Ogni tanto torno, mi fa piacere incontrare i vecchi compagni di scuola
che un amico avvocato convoca per riunirci tutti insieme, mi emoziona
- dice -, anche la mia seconda moglie americana entusiasta della Sicilia,
delle Eolie, di Catania, l'altro giorno l'ho portata per la seconda volta
di seguito a vedere il castello Ursino.
Beautiful. Una montagna di dollari, due aerei personali (uno lo pilota
lui), conoscenze di vip internazionali da New York a Tel Aviv, da Amsterdam
a Milano (l'altro giorno ha esaminato dei progetti con Benetton e Tronchetti
Provera, Bill Gates lo conosce da ragazzino).
Ma quand' che ha scoperto l'America? E' una storia lunga. Quando mi sono
laureato al Politecnico di Torino in Ingegneria elettronica ho ricevuto
ventisei offerte di assunzione e ho scelto la Olivetti. Ci sono stato
dodici anni. A Ivrea il capo del centro ricerche era un americano, mister
Perotto. Io a scuola avevo studiato il francese, ma avevo imparato l'inglese
da radioamatore. Anche Perotto era un radioamatore e cos nato un feeling.
Appena possibile mi mand a fare un corso all'universit di Rhode Island
e poi in un laboratorio Olivetti in New Jersey, che come dire Manhattan.
L quaranta ricercatori americani dovevano mettere a punto un progetto
avanzato su cui scommettevano l'esistenza stessa del laboratorio, ma erano
in ritardo. Io avevo 25 anni, non conoscevo nessuno e cos ci ho lavorato
dalla mattina alle 8 sino a mezzanotte, e insomma quel progetto - per
fabbricare e controllare l'accensione dei display a cristalli liquidi
- l'abbiamo fatto in tempo: un brevetto che la Olivetti vendette poi alla
Timex e alla Motorola. A questo punto la Olivetti mi disse: noi vendiamo
i brevetti e chiudiamo nel New Jersey, ma, visto che sei cos bravo e parli
bene l'inglese, ti teniamo e te ne vai in California a dirigere un nostro
laboratorio a Silicon Valley, esattamente a Cupertino, in quella zona
stanno facendo cose molto interessanti e dobbiamo capire dove va il mondo.
E in California trov Il filone d'oro telematico? Trovai un mondo in fibrillazione,
che marciava alla velocit della luce. Era il 1972. Avevo l'ufficio in
tre aziende e nel mio living room, nel salotto di lavoro, avevo il telex
col telefono che aveva una linea dedicata con Ivrea. All'epoca pagavamo
12 mila dollari al mese per la linea diretta. Accadde che uno dei progetti
pi importanti di allora fu una calcolatrice che si chiamava Divisumma.
Noi eravamo impegnati a realizzare un chip elettronico che sostituisse
tutta la parte meccanica della calcolatrice. Era un progetto difficile
e l'ingegnere Beltrame e la Bellisario mi dissero: prenda tutto il personale
che le serve, se porta a casa questo progetto nel tempo giusto, per lei
non ci sono pi limiti. Ci riuscii in sei mesi e il laboratorio di Cupertino
decoll. Mi telefon il senatore Bruno Visentini e mi disse: la nominiamo
dirigente del nostro insediamento in California, sar il pi giovane dirigente
della Olivetti. Avevo 31 anni. A Ivrea avevano deciso di fare forti investimenti
in California, abbiamo fatto un centro di ricerca, una societ di software
con 70 ricercatori, il primo sistema di posta elettronica. Eravamo 150
persone a Cupertino e 1500 a Ivrea. Nell'82 lanciammo l'M20, il primo
pc, che ebbe un grande successo.
Quanto rimase alla Olivetti? E perch poi cambi? Ci rimasi dodici anni.
Alla fine dell'82 mi recai dal presidente Carlo De Benedetti e gli dissi
della mia intenzione di mettermi in proprio per fare una grossa catena
di distribuzione di personal computer. Lui cerc di farmi cambiare idea,
ma alla fine cedette davanti alla mia promessa, poi mantenuta, che avrei
cercato di vendere prodotti Olivetti in America.
Quindi lei da top manager della Olivetti diventa imprenditore. Gi, e scopro
di essere anche di saper vendere bene. Nel '96 ho messo in piedi Businessland,
una catena di grandi negozi per la vendita di computer, poi NetFrame Systems
e Power Computing per produrre pc e servizi di rete. Oggi posseggo l'Eurofund
Partners, faccio parte del board di societ quotate, oltre ad essere presidente
di Icast, societ specializzata nel software di soluzioni broadcasting.
Ma lei non solo questo. Lei fa parte di 120 miliardari esperti in high
tech che si riuniscono una volta al mese a Palo Alto, ascoltano le idee
pi interessanti e poi ci puntano. La chiamano la banda degli angeli con
disponibilit per 4000 miliardi di lire. Come funziona? Ciascun "candidato"
sottopone la sua idea e ha un tempo limite di venti minuti. Se il progetto
piace, nominiamo un coordinatore e un comitato di dieci "angeli" interessati.
Dopo il secondo incontro si staccano gli assegni. Generalmente la cifra
di alcuni milioni di dollari, e ciascuno di noi investe 50-100 mila dollari.
Pu andar bene, benissimo, o anche male. Di solito su dieci progetti, sette
vanno male e tre bene, ma quelli che vanno bene hanno rendimenti altissimi,
spesso venti volte l'investimento, e in qualche caso 750 volte, per cui
si rientra delle perdite e si guadagna molto. Non esistono altri modelli
finanziari o di gestione che riescono a superare il venture capital.
A Catania nata Etna Valley che gi una realt. Come si potr cavalcare l'onda
di Internet?
Pasquale Pistorio, il numero uno della St Microelectronic, ha fatto miracoli
a Catania. Ci vorrebbe lui, o uno come lui, che identificasse un germoglio
imprenditoriale dal quale possano scaturire attivit interessanti. Ma bisogna
anche convincere il sistema bancario, finanziario e burocratico a seguire
quello che viene fatto nei Paesi pi sviluppati. Ad esempio Israele ha
copiato benissimo. Vengo da Tel Aviv e ho visto che il governo ha varato
grandi progetti per far decollare nuove imprese con incentivi fiscali,
economici e finanziari. Ci sono oltre 90 fondi di investimento concentrati
su quell'area. Mi auguro che in Sicilia si possa fare altrettanto. L'unica
cosa che in Israele impressiona un po' che questi manager sono tutti ufficiali,
il presidente di una grossa societ un pilota di caccia supersonici. Sono
sempre sul piede di guerra. In Sicilia bisogna avere coraggio e cambiare
mentalit, soprattutto ora che il fenomeno mafia molto meno aggressivo.
Invece di costruire grandi strade, grandi fabbriche, cattedrali nel deserto,
occorre puntare sulle risorse umane, sulla ricerca, sulla valorizzazione
dei giovani. Pistorio ha dato l'esempio. A Catania i cervelli ci sono,
c' l'universit, ci sono grossi insediamenti di chip e telefonia. E' una
buona base di partenza.
Perch non ci scommette anche lei?
In Italia sto gi facendo qualcosa. Con Franco Franca e Filippo Gargani
sto investendo nella societ Comtrada che fornisce informazioni online
ai consumatori e d consigli di spesa sui beni che vanno dalle auto ai
computer e presenta le offerte promozionali pi interessanti. Con Pirelli
e Benetton stiamo valutando sinergie comuni. Collaborer con Gianluca Bragiotti
che forse uscir dalla Pirelli per occuparsi di venture capital. Catania
non ancora una prospettiva cos vicina, ma spero di avere tempo e modo
di fare qualcosa per la mia citt. La Sicilia non pi quella che lasciai
pi di trent'anni fa, ci sono nuove energie e anche capitali da investire
bene: ed quello il mio mestiere. Oggi a Catania c' l'opportunit anche
per un giovane di venire fuori con una buona idea e di diventare imprenditore.
C' in corso una rivoluzione dove chi pi bravo si fa spazio. Ricevo in
California tanta posta elettronica anche dalla Sicilia sul sito www.eurovcfund.com.
Quello siciliano, catanese in particolare, diventato un territorio fertile
di idee. Dovr studiare che seme piantarci. Promesso? Promesso. Poi Enzo
Torresi saluta e se ne va, prima a Firenze, dove vive la madre, e poi
direzione Silicon Valley. L il suo business, la sua America. 15/05/2000
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